Message in Meetings - Mess to My Sponsor 3

Il messaggio nelle riunioni: il problema al mio sponsor

Ha imparato a stabilire dei limiti che gli hanno permesso di aprirsi in sicurezza e di ascoltare con attenzione.

C’è un tempo per parlare e un tempo per ascoltare. Ho dovuto reimparare come parlare e come ascoltare nelle riunioni per poter rimanere nella Fratellanza e continuare a lavorare sui Passi. Quando ho iniziato a frequentare le riunioni, ero sfacciato ed egocentrico. Le mie condivisioni, che non aiutavano nessuno, erano piene di luoghi comuni tipici di SA e di consigli sul pensare positivo. In seguito, aspettavo un applauso o un’emoji sorridente. Quando non riuscivo a ottenere alcuna risposta, scivolavo nell’autocommiserazione e nella paura del rifiuto. Oppure, quando ascoltavo le condivisioni degli altri, li giudicavo duramente. Criticavo la loro condivisione valutando quanto fosse positivo il loro messaggio, se ci fosse una progressione logica o se fosse divertente. Non avevo una mentalità aperta, quindi imparavo poco e criticavo ancora di più col passare degli anni.

I seguenti motti mi hanno aiutato a stabilire dei confini sani per condividere e ascoltare in modo più efficace.

“Esperienza, Forza e Speranza (EFS)”. All’inizio, le mie condivisioni si basavano principalmente su ciò che sapevo, ma col tempo ho imparato a condividere ciò che vivevo: come applicavo i Passi alle sfide quotidiane della vita. Ho notato che i miei interventi risuonavano nelle persone e la mia prospettiva è diventata più concreta.

“Porta il messaggio alla riunione e i tuoi problemi al mio sponsor”. Trovo sicurezza nel confidare i miei problemi più personali solo a poche persone. In alcune occasioni, ho condiviso dei problemi con il gruppo e dopo mi sono sentito malissimo. Avevo paura del rifiuto e mi sentivo scoraggiato quando non ricevevo alcun consiglio. Ora, quando mi sento vulnerabile e le mie emozioni sono indomabili, parlo con il mio sponsor, che mi guida verso l’accettazione e mi dà i suoi consigli pratici (EFS) su come ha affrontato un problema simile. Ora, quando mi sento più a mio agio nel discutere la questione con il gruppo, espongo brevemente il problema in termini vaghi, e continuo a discutere il problema con il mio sponsor in maniera dettagliata.

“Come ci accorgemmo che condividevamo un problema comune, ci accorgemmo anche che per noi c’è una soluzione comune, basata sui Dodici Passi del recupero praticati nella fratellanza…” (Libro Bianco SA pag 2). Come ho sentito dire da altri, faccio parte di quel “NOI” (Grande Libro AA pag 17) di SA che è unito da un problema e da una soluzione comuni. Ho dovuto accettare che ognuno percorra questo cammino di recupero con la propria esperienza di vita e il proprio ritmo, unici e irripetibili. Alcuni hanno percorso grandi distanze, mentre altri sono solo all’inizio. Sto imparando ad ascoltare le storie degli altri e a trovare il filo conduttore che ci unisce. Riconosco la mia storia nelle loro storie, indipendentemente dalla durata della sobrietà o dal loro genere. Ora giudico meno e imparo di più.

Sono davvero grato di far parte della Fratellanza. Ho l’opportunità sia di ricevere che di offrire supporto agli altri. La Fratellanza mi ha aiutato quando ne avevo più bisogno. Mi hanno accettato con tutti i miei difetti caratteriali. Mi hanno aiutato a rimettermi in piedi da solo e a cambiare l’uomo che ero. Pazienti, tolleranti, gentili e amorevoli, mi hanno aiutato a diventare l’uomo che sono oggi. Sono davvero grato per il loro aiuto e desidero offrire la stessa compassione a chi entra nelle stanze per la prima volta.

Anonimo

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